Il passaggio dell'Uomo di Neandertal, documentato lungo un arco di sessantamila anni, coincise, negli ultimi quindicimila-ventimila anni, con la dispersione fuori dall'Africa dell'Uomo anatomicamente moderno.
I due appartenevano a specie diverse. Il primo, era la forma classica o matura di Homo sapiens, la specie che, con i Preneandertaliani, era subentrata a Homo erectus. Il secondo incarnava Homo sapiens sapiens.
La colonizzazione del continente europeo ad opera di Homo sapiens sapiens iniziò circa 40.000 anni fa. Essa fu opera di gruppi appartenenti a tipi fisici diversi. Per quanto concerne l'Europa Occidentale, fu portata avanti principalmente dall'Uomo di Cro-Magnon.
Fra quei tipi fisici, l'Uomo di Cro-Magnon è l'unico che sia sopravvissuto ed è quello a cui noi tutti apparteniamo, sia pure con modifiche e adattamenti rispetto al modello originario.
Fra i Neandertaliani e i Cro-Magnon vi erano divergenze e punti di contatto, ed è un dato di recente acquisizione che alcuni gruppi si mescolarono fisicamente. Lo hanno recentemente scoperto Svante Paabo e il suo gruppo di ricerca: il genoma di alcuni dei nostri contemporanei europei, asiatici e micronesiani comprende una piccola percentuale (1,4%) del DNA neandertaliano.
E' importante notare che, per quanto riguarda gli Africani di oggi, quell'ibridazione non è documentata.
Una rapida sintesi delle attuali conoscenze sull'Uomo di Neandertal e dell'Uomo di Cro-Magnon, sui loro rapporti reciproci e sugli sviluppi culturali maturati dall'uno e dell'altro nell'Africa settentrionale, con particolare riferimento all'Egitto, è contenuta in "Il Paleolitico Finale e l'Epipaleolitico lungo il Nilo, fra Wadi Halfa e Qena".
L'articolo prende in considerazione gli effetti sull'habitat e sul bioma del raffreddamento del clima globale di 25.000 anni fa, che introdusse il secondo periodo più freddo della Glaciazione di Wurm, l'ultima, la più imponente e la più fredda fra le glaciazioni del Pleistocene, destinata a durare circa quindicimila anni; illustra le differenze antropologico-fisiche e culturali, nonchè i punti di contatto, fra i Neandertaliani e i Cro-Magnon; si sofferma sugli sviluppi culturali che maturarono nell'Africa settentrionale dapprima nel Paleolitico Medio ad opera di fabbricanti di industrie musteriane, quindi nel Paleolitico Superiore, ad opera di gruppi di sapiens sapiens appartenenti al tipo fisico cosiddetto Uomo Mechta-Afalou, e infine nell'Epipaleolitico.
Nell'ambito della materia trattata, una particolare importanza è rivestita dai petroglifi di Qurta, dai primi esperimenti di domesticazione di piante e animali, e dal "focolaio di neolitizzazione" rappresentato dal sud del Deserto Occidentale egiziano.
I petroglifi di Qurta sono le più antiche testimonianze di arte parietale finora documentate in Egitto e sono state confrontate con l'arte franco-cantabrica, "picco" dell'arte delle caverne europea.
La Domesticazione sarebbero stata tentata per la prima volta fra l'Egitto meridionale e il Sudan centro-settentrionale sullo scorcio del Paleolitico Finale.
La Neolitizzazione del sud del Deserto Occidentale egiziano avvenne in concomitanza della prosecuzione del modo di vita paleolitico lungo le rive del Nilo. Pertanto sarebbe erroneo ritenere che, in Egitto, il Neolitico sia nato sulle rive del Nilo. Ebbe invece origine nell'area di Nabta Playa, situata all'altezza di Abu Simbel e nei pressi del moderno confine di Stato con il Sudan, fra popolazioni formate in prevalenza da allevatori di bestiame bovino. Da lì si diffuse verso la Valle del Nilo attraverso la Catena delle Oasi.